DOPO CAPORETTO: le Tre Battaglie del Monte Grappa

Il ripiegamento sul Grappa

Il Comando Supremo Italiano, visto lo sfondamento da parte delle armate austrogermaniche nel settore della 2a Armata, ordinò un rapido ripiegamento di tutto il nostro schieramento per arginare la minaccia di aggiramento delle altre Armate, in particolare della 4a Armata schierata nel Cadore. A malincuore i soldati della 4a Armata abbandonarono le fortissime posizioni dolomitiche conquistate in oltre due anni di immensi sacrifici. È sufficiente pensare a quanto ci si era prodigati sul Cauriol, sulla Marmolada, sul Col di Lana, sulle Tofane, per capire con che morale i nostri soldati lasciarono al nemico quel territorio montano. Il ripiegamento, reso più difficile dal maltempo e dal deflusso di parte delle popolazioni, ebbe momenti di grande drammaticità, ma fu condotto con mano sicura; il soldato italiano capì la gravità del momen­to e raggiunti il Grappa e il Piave si aggrappò disperatamente alle linee difensive appena abbozzate, resi­stendo alla baldanzosa avanzata dell'avversario.

La Battaglia d'Arresto

14 novembre - dicembre 1917

 

Col ridimensionamento del fronte, in seguito al rovescio di fine ottobre 1917 sull'Isonzo, anche le truppe della 4a Armata schierate sulle Dolomiti devono lasciare le loro posizioni tanto valorosa­mente conquistate e mantenute e ripiegare a sud, per allacciarsi alla nuova "Linea del Piave".

Il 14 novembre 1917 ha inizio la prima fase della Battaglia di arresto; gli austro-tedeschi assal­gono in forze il versante nord del Massiccio del Grappa.

I Soldati italiani, arroccati su posizioni scoperte e ancor prive di adeguata organizzazione difen­siva, sostenuti da poche Batterie da montagna in linea coi Fanti, scrivono infinite pagine di valo­re nell' azione di frenaggio dell'avanzata nemica, da Monte Tomatico, a M. Roncon, a M. Santo, a M. Peurna, a M. Prassolan, a Col Bonato, a M. Fontanasecca, a M. Tese, a M. Cornella per resi­tere poi, con alterne fortune, sulla linea Monfenera - M. Tomba - Spinoncia - Solaroli - Cima Grappa - M. Pertica - M. Asolone - Col della Berretta - Col Caprile.

Fra i più impegnati nel ripiegamento sono i Reggimenti 5° e 6° Fanteria (Brigata "Aosta"), i Reggimenti 57° e 58° Fanteria (Brigata ''Abruzzi") e alcuni Battaglioni Alpini (particolarmente il "Val Brenta", il "Feltre", il "Val Cismon", l' ''Aosta'', il "Val Varaita", l' "Exilles") che difendono passo­passo le quote settentrionali del Grappa. Alcuni di questi Reparti, in condizioni disperate, si oppongono all'urto nemico ed eroicamente si sacrificano sul posto.

Dopo vari giorni di assalti e contrassalti a Col della Berretta, a Monte Pertica, sulle dorsali dei Solaroli e del Monte Tomba, il 25 novembre si riaccende la lotta sulla linea Monte Pertica - Col dell'Orso - Solaroli - Spinoncia. Il nemico riesce ad occupare un tratto di cresta fra Col dell'Orso e quota 1672 dei Solaroli, ma poi è ricacciato.

Il giorno dopo la 3a Divisione Edelweiss assalta le nostre posizioni a Col della Berretta con un certo successo. I valorosi della Brigata "Aosta", del 94° Fanteria e del Battaglione Alpini "Val Brenta" contrattaccano e rioccupano il colle. Il Comando Supremo nel bollettino del 27 novem­bre 1917 cita le Brigate "Aosta e Messina" e il Battaglione "Val Brenta" quali protagonisti della difesa a Col della Berretta.

L'eroica resistenza dei soldati italiani, pur in un momento così critico e sfavorevole, blocca gli avversari sulla linea Col della Berretta-Asolone-Pertica-Solarolo-Spinoncia-Tomba, costringendo­li ad una pausa di riordino che durerà fino all'1l dicembre.

Anche l'esercito italiano provvede a rinforzare le difese e a dare il cambio ai reparti più provati; il 5 dicembre entra in linea il 31° Corpo d'Armata francese sul M. Tomba.

L'1l dicembre ha inizio sul Grappa la seconda fase della Battaglia d'arresto.

Dopo un intenso fuoco di artiglieria, il nemico porta un deciso attacco su più punti, a Col della Berretta, a Col dell'Orso e a Monte Spinoncia con successi a Col della Berretta e Monte Spinoncia. La battaglia si protrae fino al 21 con ripetuti assalti e contrassalti su tutta la linea, anche di notte, ma la nostra difesa cede solo sulla dorsale Col Berretta - M. Asolone e in qualche altro limi­tato settore della linea, mentre l'avversario, pur vedendo la pianura, subisce sanguinosissime perdite.

I soldati imperiali ormai hanno perso il momento favorevole e si stanno rendendo conto che non sarà facile sfondare ora che gli italiani hanno recuperato forze e morale e quindi decidono di porre fine all'offensiva.

La battaglia d'arresto ha pieno successo, raggiungendo lo scopo di inchiodare il nemico in un ter­reno difficile e lontano dai centri di rifornimento.

Prima della conclusione del 1917, il 30 dicembre, la 47a Divisione francese, con una decisa azione, riesce ad affermarsi sul Monte Tomba subendo poche perdite, nel contempo mettendo fuori combattimento oltre 2.000 avversari fra caduti, feriti e prigionieri.

Con questo beneaugurante successo, a due mesi dalla disfatta di Caporetto, si conclude il 1917 e ci si appresta a trascorrere un duro inverno in trincea.

Assai lunga sarà l'uscita dall'inverno! Neve e freddo fino a marzo avanzato obbligano i combat­tenti dei due campi a gravi disagi nel servizio di linea e in quello dei rifornimenti, con cammina­menti, trincee e reticolati sepolti sotto la neve.

Bombardamenti di ogni tipo e da ogni provenienza, di giorno e di notte senza un attimo di riposo per i Soldati sempre in allarme e sempre tormentati.

Sciolta la neve, a fine marzo inizia una limitata attività delle opposte fanterie e le artiglierie non si stancano di effettuare tiri di disturbo, di distruzione e di inquadramento alla ricerca e alla individuazione degli obiettivi.

Il Monte Grappa è continuamente martoriato. Senza un'attimo di riposo. Mai.

La battaglia difensiva del solstizio

15-25 giugno 1918

 

"Notte sul 15 giugno. Nebbia incombente su tutto il Monte Grappa. Di continuo i bagliori delle racchette illuminanti, segno dell'inquietudine delle fanterie, tentano di rompere e di penetrare caligine che fascia i reticolati e le linee avanzate.

D'improvviso alle tre precise, un proietto di grosso calibro, proveniente chissà da dove, attraversa la volta del cielo sopra le quote e con uno schianto va a scoppiare lontano, nelle nostre retrovie. Qualche istante di silenzio e subito si scatena l'inferno.

È tutto un fragore di scoppi, un frullare di schegge ... Proietti di ogni calibro si avventano sul Monte e il cielo è come percorso da treni lanciati a velocità fantastiche in uno scroscio metallico assordante. Il finimondo aumenta ben presto per l'immediato intervento della nostra artiglieria che inizia il tiro di contropreparazione. Ogni cosa è in breve sconvolta e i collegamenti telefonici a filo sono i primi ad esser interrotti, cosicchè i Comandi e gli osservatori debbono ben presto affidarsi per le comunicazioni al soldatino portaordini. Vana l'eroica fatica del Genio nel tentativo di riattivare le linee di collegamento distrutte.

Il bombardamento nemico, tambureggiante e violentissimo, continua, in un crescendo di intensità che non lascia più dubbi sulle intenzioni d'attacco e la nostra artiglieria di piccoli e medi calibri esegue precisi tiri di sbarramento davanti alle nostre linee e di interdizione davanti a quelle del nemico, rovesciando granate dirompenti e a gas sui punti di probabile radunata e di partenza scelte dal nemico per l'attacco.

Ora sulle nostre prime linee già sconvolte e semidistrutte ha inizio il tiro di granate a gas, sicuro preludio all'inizio delle operazioni di Fanteria. E alle sei e trenta circa i reparti d'assalto austroungarici cominciano a muoversi.

La nostra prima linea, semi distrutta dal bombardamento e praticamente inefficiente per il micidiale effetto dei gas è sommersa dall'attacco nemico peraltro assai indebolito per le gravissime perdite subite ad opera della nostra artiglieria, intervenuta prontamente e tempestivamente con poderosi fuochi di repressione e di interdizione.

Il nemico è costretto a gettare subito nella battaglia i reggimenti di seconda ondata, che avrebbero dovuto intervenire per sostenere l'attacco e per sfruttare il successo conseguito e che invece deve far affluire per ripianare le gravissime perdite subite dalla prima ondata ... " (da testimone).

Nella mattinata si registrano i seguenti successi per gli attaccanti:

- occupazione delle linee avanzate di Col del Miglio e di Col Spiazzoli sotto l'Asolone. Pattuglie riescono a penetrare in Val San Lorenzo e Val Damoro. Altre forze occupano Col Moschin e investono Col Raniero;

- discreta progressione a ovest e a nord di Cima Grappa;

- occupazione della linea Solarolo-Valderoa-Val Calcino;

- nel settore est non si ottengono risultati, ma la situazione non è tranquilla per gli italiani che sono a rischio di aggiramento per l'avanzata austroungarica sul Montello.

Sul mezzogiorno la situazione si fa critica; il nemico consolida le posizioni conquistate e riesce ancora a progredire. Fortunatamente, in un momento di schiarita delle nebbie, dall'osservato di Cima Grappa si individuano masse di reparti nemici che stanno avanzando per Monte Asolone; le batterie in galleria iniziano un fuoco mirato e infernale creando un devastante scompiglio e ricacciando gli attaccanti sulle linee di partenza. I nostri difensori possono cosi prendere fiato. Nel pomeriggio i nostri reparti d'assalto uniti ai fanti presenti in linea, senza dare tempo agli avversari di riorganizzarsi, contrattaccano e riescono a riconquistare gran parte del terreno perduto. Vengono ripresi Col Fagheron e alcune quote sotto a Monte Asolone; vengono ricacciate le infiltrazioni in Val San Lorenzo e Val Damoro. Sui Solaroli si riconquista la q. 1676 e alcune posizioni verso le Porte di Salton.

Il 16 giugno alle ore 7.00, il "IXo Reparto d'Assalto" riprende Col Moschin facendo numerosi prigionieri e quindi avanza verso Col del Miglio. Sul versante nord del Grappa si riprendono alcune importanti posizioni come pure sul Monte Asolone. Sui Solaroli non riesce la conquista di tutta la dorsale, ma si consolida la posizione. I nostri contrattacchi hanno recuperato quasi tutto il terreno perduto il giorno prima. Le nostre posizioni, come quelle avversarie, sono ormai ben strutturate e forti da poter resistere agli alterni attacchi che si protrarranno fino al 15 luglio, ma con limitati risultati a fronte di sanguinose perdite da ambo le parti. Si conclude così la battaglia difensiva sul fronte del Grappa.

Il Bollettino di guerra del Comando Supremo Italiano dirà il 18 luglio:

"Ciascuno dei nostri bravi che difendono il Grappa ha sentito che ogni palmo dello storico Monte è sacro alla Patria!".

La battaglia offensiva o di Vittorio Veneto

24-30 ottobre 1918  CARTE.pdf

 

È l'ultima battaglia per l'unità d'Italia.

Il Comando Supremo ha disposto che nel quadro generale dell'offensiva che verrà lanciata per la definizione vittoriosa della Guerra Italo-Austriaca, debba considerarsi risolutivo il passaggio del Piave e la conseguente battaglia nella pianura di là dal fiume, verso la Sernaglia e Vittorio Veneto. Previsto il forzamento della Stretta di Quero per raggiungere la piana di Feltre e aggirare così lo schieramento nemico arroccato sul Grappa.

Pertanto i Corpi d'Armata della 4a Armata sul Grappa dovranno, esercitando una forte pressione sul nemico, tenerlo agganciato e impedirgli di spostare truppe per aiutare l'ala del suo Esercito minacciato sul Piave. Il giorno 24 ottobre è una giornata fredda, piovosa con scarsa visibilità per la nebbia incombente.

Di fronte 11 divisioni italiane con 1.200 pezzi d'artiglieria contro 11 divisioni austroungariche con 1.137 pezzi. Le divisioni avversarie sono però più potenti delle nostre, inquadrando più battaglioni con più compagnie e con più armamento di reparto.

Alle ore 5 l'artiglieria italiana inizia un violento tiro di preparazione e alle 6 la fanteria attacca. Di primo impeto viene occupato il Monte Asolone e il Monte Pertica; ci si spinge verso il Monte Prassolan e si conquista il Valderoa.

Un violento contrattacco austriaco però, ci scaccia dall'Asolone e dal Pertica.

Il 25 ottobre, dopo una nuova preparazione di artiglieria, si ritorna all'attacco sull'Asolone e su Col della Berretta con qualche risultato; Reparti d'assalto riconquistano il Monte Pertica mentre sulla destra sono in corso cruenti assalti sulla linea Solaroli-Spinoncia, ma con scarsi progressi. A sera, data la reazione avversaria, solo Monte Pertica resta nelle nostre mani.

Il giorno 26 l'Armata insiste nell'attacco impegnando il nemico in violenti scontri su tutto il fronte; sembra che gli austroungarici cedano, ma poi tornano all'assalto e così si continua per i giorni 27 e 28 con assalti e contrassalti a M. Pertica e a Monte Valderoa.

Ben otto volte gli imperiali assaltano il M. Pertica, ma i nostri valorosi fanti resistono.

Sul Monte Valderoa i reparti alpini sono impegnati in furiosi combattimenti corpo a corpo e sono costretti alla fine lasciare la quota in mano avversaria subendo notevoli perdite in caduti e prigionieri.

Fortunatamente dal fronte del Tomba e del Piave giungono buone notizie: i nostri reparti avanzano e stanno passando il fiume; si preannuncia il cedimento degli imperiali.

Ma sul Monte Grappa, il giorno 29, l'attacco italiano al Col Caprile e a Col della Berretta trova ancora una tenace resistenza da parte dell'avversario che subisce durissime perdite.

Il nemico difende il Monte Grappa con la più strenua determinazione, sino alle sue ultime possibilità, impedendoci quella vittoria sul piano tattico che abbiamo cercato di ottenere profondendo tesori di sacrificio e di dedizione.

I nostri Soldati, dopo averlo difeso per ben due volte, lo hanno attaccato con la più decisa volontà e con altissimo valore. Il loro comportamento è stato determinante nell'aiuto dato ai fra­telli che, sul Piave, dovevano cercare la soluzione della Guerra.

Le migliaia di caduti degli ultimi roventi giorni d'ottobre sul Grappa non sono morti invano, ma hanno assolto la consegna, consacrando il Monte con la loro azione eroica e con il loro sacrificio. Nella notte sul 30 gli austroungarici, oramai in rotta sul Piave, iniziano la ritirata dal Grappa. La fanteria italiana, coadiuvata dalla cavalleria, si pone all'inseguimento tagliando la via del ritorno ai soldati imperiali.

Il Bollettino di guerra del 31 ottobre riporta: "Sul Grappa, sotto l'impeto delle truppe della 4a Armata, la fronte nemica è crollata. Non è possibile valutare il numero dei prigionieri che scendono a torme dalla montagna. L'artiglieria è colà tutta catturata".

Dall'1 al 3 novembre continua l'avanzata verso Borgo Valsugana e Fiera di Primiero, arrestata solo dall'armistizio che viene firmato il giorno 3 alle ore 15 a Padova.

Da oggi, nel massiccio, taceranno le armi e regnerà l'irreale quiete di quasi 25.000 croci poste a contrassegno di altrettanti valorosi giovani, rimasti per sempre sul Monte Grappa.

LA VITA DEI " SOLDATINI " DEL GRAPPA

NEL PERIODICO " LA TRINCEA " EDITO DALL'ARMATA DEL GRAPPA

I GIORNALI DI TRINCEA.pdf LA TRINCEA 1.pdf  LA TRINCEA 2.pdf LA TRINCEA 3.pdf